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Episodio 12 – Brexit significa Brexit

admin 7 February 2021 979 53 1


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Episodio numero Dodici, partiamo col titolo dalla famosa frase di Theresa May nel luglio 2016, e facciamo un riassunto dopo più di un mese di effettiva uscita del Regno Unito dall’ Unione Europea.

Il tema è in realtá a noi molto caro vista la presente (mia) e passata (Andrea) residenza in Regno Unito.

Come sempre si parte dalle basi, più precisamente dal 28 Ottobre 1971, data dell’approvazione in Parlamento dell’ingresso dei britannici. Relazione da subito difficile col referendum per rimanere (dentro la CEE) chiamato dopo appena due anni dall’ingresso (1975, due anni dopo l’ingresso del 01 gennaio 1973).

Al Regno Unito bisogna dare atto che sará tra i piú grandi promotori del mercato unico europeo, per poi fare rapidamente marcia indietro quando capiscono che non saranno più in grado di dettare le regole. L’ Euroscetticismo aumenta quando il progetto diventa sempre più politico, oltre che economico; li il desiderio di sovranismo aumenta.

Richiamando la storia piú recente, dopo l’ingresso dei paesi dell’ Europa Est (2004) il problema dell’immigrazione esplode e le simpatie europeiste iniziano a svanire, soprattutto nelle zone a più alto tasso migratorio e nelle parti più periferiche del Regno.

La crisi economica del 2008 aumenta i divari e le disuguaglianze, creando buchi enormi in cui il populismo si infila efficacemente e velocemente.

Andando nei dettagli, parliamo di come il deal non sminuisce il fatto che questa sia a tutti gli effetti una hard-Brexit, cioè un’uscita netta; questo perché comunque tornano le dogane e finisce il mercato unico dei beni e di movimento delle persone.

Ma il futuro è incerto, ed economicamente ancora di piú. Si inizia con la perdita a livello finanziario, con la City tagliata fuori da un giorno all’altro a 6 miliardi di valore di azioni scambiate, ma poi si continua con le barriere non tariffarie, costi che si concretizzano in burocrazia (permessi, certificati, etc..). Il trade off scelto è stato quello di privilegiare la priorità politica, anche solo simbolica a volte (come nel caso dell’industria del pesce) a cui è stato sacrificato il pragmatismo economico.

Ma come in ogni sfida, ci sono ampie opportunitá: reinventarsi sul campo finanziario per esempio, Sunak l’ha chiamato il Big Bang 2.0, con riforme sul fintech e sul dual-listing delle start-up più promettenti. Ma anche in campo commerciale, stringendo accordi con Stati Uniti e Asia soprattutto. Non solo, ma anche snellire alcune pratiche e regolazioni ed essere più flessibili e competitivi, sfruttando la maggiore autonomia. Geopolitica? La possibilità di infliggere sanzioni in modo rapido (vedi Bielorussia), approvare visti di ingresso in vista di situazioni di emergenza (Hong Kong).

Ma in pratica da qua in avanti sará una negoziazione su tanti temi (sicurezza, terrorismo, dati, etc) e da quanto bene i due partners riusciranno a negoziare tanto meglio per entrambe le parti, in ogni senso.

E poi c’è il rischio di implosione del Regno Unito, con un Nord Irlanda sempre più vicino all’unione con l’Irlanda (il confine non torna quindi di fatto rimane nel mercato unico) e la Scozia che mira all’indipendenza ancora di più dopo il voto.

Risorse e Links:

BREXIT: spiegata semplice su What’s Up Economy

https://www.economist.com/leaders/2021/01/02/britain-has-lost-the-eu-can-it-find-a-role
https://www.economist.com/briefing/2021/01/02/britain-needs-a-post-brexit-foreign-policy
https://www.economist.com/britain/2021/01/02/britains-relationship-with-the-eu-will-look-like-switzerlands
https://www.economist.com/britain/2021/01/02/a-border-inside-the-uk-brings-northern-ireland-closer-to-the-republic
https://www.economist.com/britain/2021/01/02/how-brexit-happened
https://www.economist.com/britain/2021/01/02/how-brexit-will-change-britons-lives
https://www.economist.com/europe/2021/01/02/for-europe-the-brexit-deal-makes-the-best-of-a-bad-business
https://www.ilpost.it/2020/12/26/vincitori-perdenti-accordo-brexit/

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