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Episodio 10 – Warren Buffett in sconto, il value investing al ribasso saprà aggiornarsi

admin 10 January 2021 967 53 1


Background
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Episodio numero Dieci, Value Investing vs Growth Investing.

Si parte dalla definizione e spiegazione dei termini, con qualche esempio; quando un’azione si definisce Value o Growth, in base a che presupposti e che parametri usiamo per valutare.

Value si riferisce alla parte “tradizionale” dell’ investimento, nasce con Ben Graham e si sviluppa poi (e diventa molto conosciuto) grazie a Warren Buffett; il contesto in cui nasce è quello di un’economia dove gli assets tangibili erano una parte importantissima, pensiamo alle ferrovie o alle società di petrolio. Questa “parte” del mercato azionario si è recentemente leggermente ripresa grazie alla scoperta dei vaccini anti-covid perché è quella che costituisce la base di tante industrie tradizionali, come l’ hospitality o il travel.

Il Growth è qualcosa che invece punta di più alla crescita potenziale, e dove gli assets intangibili sono decisamente più importanti di quelli “fisici”, e dunque specialmente dove la digitalizzazione gioca un ruolo importante (pensiamo al software development, al valore del brand o ai dati).

Nell’ultimo decennio il Growth complessivamente ha decisamente fatto meglio del Value (~5% annuo), e vi sono varie ipotesi per questo, qui ne prendiamo quattro, dalla più “conservatrice” alla più “radicale”:

Potrebbe essere una naturale fase di mercato, che sta finendo, e il Value tornerà presto a farla da padrone, un po’ come dopo la bolla dot-com del 2000.

Una ipotesi alternativa potrebbe essere di un mercato “drogato” di liquidità (dovuto ai bassi tassi di interesse delle banche centrali) che artificialmente ha fatto gonfiare le valutazioni, specialmente delle growth.

Le asimmetrie informative presenti un tempo (e tipiche dell’era in cui Buffett è “esploso”) sono scomparse e il livellamento del campo di gioco ha portato il value investor a essere penalizzato perché ha perso i suoi vantaggi competitivi rispetto alla massa di investitori.

Gli indicatori e le ipotesi del “value investing” non sono più valide perché il tipo di economia è cambiato (dalla manifattura al digitale) e quindi bisogna cambiare l’approccio al metodo.

Concentrati sull’ ultima ipotesi, spieghiamo perché P/E e P/B ratios non sono più attuali per “valutare” realmente un’azienda, perché è difficile allocare i costi e distribuirli efficacemente a livello contabile (sono relativi alla spesa corrente o conto capitale?) andando a influire sugli indicatori citati precedentemente.

Il peccato originale del value investing è anche in certi casi essere un po troppo “cauto” in alcuni frangenti, dove non si lascia quasi mai spazio per la crescita potenziale ma c’è sempre bisogno del supporto di alcune “foundations” del passato aziendale come utili e dividendi; con questo ragionamento una Amazon in “erba” non sarebbe mai stata scelta.

Riguardo i (non pochi) difetti del Growth, esaminiamo una problematica comune cioè definire il criterio con cui si valuta la crescita (clicks, fatturato, utenti attivi, etc) e vedere quanto “robusta” questa sia, e soprattutto il fatto che tu come azienda growth devi continuamente “confermare” il tuo business model perche hai continuamente bisogno di iniezioni di capitale per restare “in business”.

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KIN HUBBARD

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